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Supplemento per il pagamento con carta: è legale in Italia?

1 novembre 2026
Supplemento per il pagamento con carta: è legale in Italia?

Sei alla cassa, tiri fuori il bancomat e ti senti dire: "Con la carta sono 50 centesimi in più". Oppure compri online e, al momento di pagare, il totale sale di qualche euro solo perché hai scelto la carta di credito o PayPal. La risposta breve è no: in Italia il supplemento per il pagamento con carta è vietato. L'art. 62 del Codice del Consumo vieta ai venditori di imporre spese aggiuntive legate al mezzo di pagamento scelto dal consumatore. Il divieto vale per il negozio sotto casa, per il bar e per l'e-commerce. In questa guida trovi cosa dice la legge, cosa fare se ti chiedono un sovrapprezzo e, se hai un'attività, come abbassare il costo del POS senza scaricarlo sul cliente e senza rischiare una sanzione.

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In breve

  • ✔ Chiedere un supplemento a chi paga con carta di credito, debito, prepagata o altri strumenti elettronici è vietato, in negozio e online.
  • ✔ Il divieto vale per tutti gli esercenti, anche i più piccoli: tabaccherie, ferramenta, lavanderie, bar.
  • ✔ L'Antitrust (AGCM) sanziona questa pratica: tra fine 2023 e 2024 ha multato sei società per un totale di 112.500 €.
  • ✔ Chi vende deve accettare le carte per qualsiasi importo. Se rifiuta il pagamento rischia 30 € più il 4% della transazione.
  • ✔ Se sei un esercente, la strada giusta è ridurre le commissioni POS e usare il credito d'imposta del 30%, non alzare il prezzo a chi paga con carta.

Indice

Cosa dice la legge sul sovrapprezzo con carta

In gergo si chiama credit card surcharge: è il supplemento che il venditore aggiunge al prezzo quando il cliente paga con uno strumento elettronico. Le regole italiane ed europee sono chiare.

Le norme di riferimento

  1. Art. 62 del Codice del Consumo (d.lgs. 206/2005): i venditori non possono imporre ai consumatori spese aggiuntive per l'uso di determinati strumenti di pagamento.
  2. Direttiva europea PSD2, recepita in Italia con il d.lgs. 218/2017: ha reso il divieto assoluto.
  3. Comunicazione AGCM alle imprese: l'Autorità ha ricordato che il divieto riguarda carte di credito o di debito, qualunque sia l'emittente, e gli altri strumenti di pagamento. Vale per tutti gli esercenti, anche di piccole dimensioni.

Quali pagamenti sono coperti

Il divieto non riguarda solo la carta di credito. Copre:

  • carte di debito (il classico bancomat);
  • carte di credito;
  • carte prepagate;
  • altri strumenti di pagamento elettronico, come i portafogli digitali usati online.

Il perimetro è europeo. Secondo il portale ufficiale dell'Unione, il divieto vale per tutti gli acquisti con carta, nei negozi fisici e online, in tutto il mercato interno dell'UE. Se compri da un sito con sede in un altro Paese UE, quindi, il supplemento per la carta non è comunque ammesso.

Da qualche deroga al divieto totale

La regola non è sempre stata così netta. Il d.lgs. 11/2010, che recepiva la prima direttiva sui servizi di pagamento, lasciava spazio ad alcune deroghe e alla possibilità di applicare sconti in base al mezzo scelto. Con il d.lgs. 218/2017, in attuazione della PSD2, il quadro è cambiato: oggi l'esercente non può più imporre supplementi né differenziare i prezzi in base al mezzo di pagamento.

C'è un passaggio che interessa molto chi gestisce un'attività. Nel 2026 il Consiglio di Stato (sentenza n. 2733/2026) ha esaminato la difesa di chi presentava il sovrapprezzo come uno "sconto non applicato" agli altri mezzi di pagamento. I giudici l'hanno definita un artificio verbale, non legittimo nel quadro attuale. In pratica, cambiare nome al supplemento non lo rende regolare: conta l'effetto sul prezzo che paga il cliente.

Cronologia delle regole sui supplementi con carta

Esempi pratici: quando il supplemento è vietato

Ecco le situazioni che ci vengono segnalate più spesso, da famiglie e da titolari di attività.

SituazioneÈ ammessa?Perché
Bar che chiede 0,50 € in più per il caffè pagato col bancomatNoÈ un supplemento legato al mezzo di pagamento
E-commerce che aggiunge 3 € al checkout se scegli la cartaNoIl divieto vale anche online
"Commissione PayPal" aggiunta al totaleNoRientra negli altri strumenti di pagamento elettronico
"Sotto i 10 € solo contanti"NoLa carta va accettata per qualsiasi importo
Listino "pieno" per la carta e "scontato" per i contanti, studiato per recuperare la commissioneA forte rischioIl Consiglio di Stato ha bocciato l'argomento dello "sconto non applicato"
Prezzo uguale per tutti, con commissioni POS assorbite dall'esercenteSìÈ il comportamento corretto

L'obbligo di accettare la carta

Il supplemento va di pari passo con un altro obbligo. Chi vende prodotti o presta servizi, anche professionali, deve accettare almeno una carta di debito e una carta di credito. Dal 1° gennaio 2023, se rifiuti una transazione di qualsiasi importo, la sanzione è di 30 € più il 4% del valore della transazione, senza pagamento in misura ridotta. La regola deriva dall'art. 15, comma 4, del d.l. 179/2012.

Le sanzioni per chi applica il supplemento

L'Antitrust controlla davvero. Tra la fine del 2023 e il 2024 l'AGCM ha chiuso 11 procedimenti per credit card surcharge e ha multato sei società per un totale di 112.500 €.

Per un'attività i rischi sono tre:

  • la sanzione dell'AGCM per pratica commerciale scorretta;
  • la sanzione per il rifiuto della carta, se per evitare la commissione si dice al cliente "solo contanti";
  • il danno alla reputazione: i clienti che si sentono trattati male lo raccontano, sempre più spesso anche nelle recensioni online.

Cosa fare se ti chiedono un supplemento

Se sei un consumatore e ti trovi davanti a un sovrapprezzo per la carta, segui questi passaggi.

  1. Fai presente il divieto con calma. Spesso basta ricordare che l'art. 62 del Codice del Consumo vieta il supplemento. Molti esercenti non conoscono la norma.
  2. Conserva le prove. Scontrino, ricevuta del POS, screenshot del carrello online con la voce aggiuntiva, foto del cartello "+0,50 € con bancomat".
  3. Segnala all'AGCM. L'Autorità interviene sulle pratiche commerciali scorrette, e molti dei procedimenti citati sono partiti proprio da segnalazioni di consumatori.
  4. Rivolgiti alla tua banca se l'addebito non è corretto. La Banca d'Italia ricorda che puoi contestare al tuo prestatore di servizi di pagamento un'operazione non autorizzata o non correttamente eseguita, subito e comunque entro 13 mesi dall'addebito, e cita anche il chargeback come tutela aggiuntiva, secondo le regole del circuito e del tuo contratto.
  5. Se la banca non risponde o la risposta non ti convince, puoi rivolgerti all'Arbitro Bancario Finanziario, l'organismo che risolve le controversie tra clienti e banche fuori dal tribunale.

Se la cifra è piccola, valuta tu quanto tempo dedicarci. Segnalare, però, aiuta anche gli altri clienti.

Se hai un'attività: come gestire le commissioni senza ricaricarle

Capiamo la frustrazione. Su ogni caffè, ogni piega dal parrucchiere o ogni notte in hotel paghi una commissione, e la tentazione di "girarla" al cliente è comprensibile. La legge però non lo consente, quindi conviene lavorare sul costo, non sul prezzo.

Supplemento al cliente e commissioni POS sono due cose diverse

  • Il supplemento è ciò che tu chiederesti al cliente: vietato.
  • Le commissioni sono ciò che tu paghi al tuo fornitore di servizi di pagamento: legittime e negoziabili.

Una parte di quelle commissioni è regolata a livello europeo. Il Regolamento UE 2015/751 fissa un tetto alle commissioni interbancarie: 0,20% per le carte di debito e prepagate e 0,30% per le carte di credito. Quello che paghi davvero, però, dipende anche dal margine del tuo fornitore, dai canoni del terminale e da eventuali costi fissi per operazione. È lì che si nascondono le differenze tra un contratto e l'altro.

Le leve concrete per spendere meno

  1. Leggi l'estratto mensile. Il tuo fornitore deve trasmetterti ogni mese l'elenco delle transazioni e le commissioni pagate. È il documento da cui partire.
  2. Usa il credito d'imposta. Se i ricavi e compensi dell'anno precedente non superano 400.000 €, puoi recuperare come credito d'imposta il 30% delle commissioni sulle transazioni tracciabili dei consumatori finali. Verifica con il tuo commercialista come compensarlo.
  3. Scegli la struttura di prezzo giusta. Uno scontrino medio basso (bar, edicola) e uno alto (hotel, artigiano) richiedono contratti diversi: percentuale pura, costo fisso per operazione, canone con soglia di transato.
  4. Elimina i doppioni. Terminali inutilizzati, canoni per servizi che non usi e noleggi rinnovati in automatico pesano ogni mese.
  5. Integra cassa e pagamenti. Un terminale di pagamento integrato in cassa riduce gli errori di battitura e semplifica la riconciliazione degli incassi, soprattutto se gestisci magazzino e appuntamenti.

Se vendi online

Il divieto vale anche nel checkout. Il costo dei pagamenti va messo nel conto economico del negozio online insieme a piattaforma, sviluppo e marketing: una stima dei costi di un e-commerce professionale ti aiuta a costruire margini che reggano senza voci aggiuntive per carta o PayPal.

Errori comuni da evitare

Per gli esercenti:

  • ✘ Mettere il cartello "pagamenti con carta +2%" o "bancomat +0,50 €".
  • ✘ Fissare una spesa minima per pagare con carta.
  • ✘ Rinominare il supplemento "diritti di segreteria", "spese di gestione" o "sconto contanti": conta l'effetto, non il nome.
  • ✘ Non leggere mai l'estratto commissioni e perdere il credito d'imposta del 30%.
  • ✘ Rinnovare il contratto POS per anni senza confrontarlo con le alternative.

Per i consumatori:

  • ✘ Pagare il supplemento senza chiedere e senza conservare la ricevuta.
  • ✘ Aspettare troppo prima di contestare un addebito in banca.
  • ✘ Confondere il supplemento dell'esercente con le commissioni che la tua banca ti applica secondo il contratto della carta: sono due rapporti diversi.

Un ultimo punto sulle bollette. Anche lì vale la regola generale sul metodo di pagamento, e conviene controllare ogni voce: nella nostra guida ai costi nascosti in bolletta trovi esempi pratici, e qui spieghiamo i vantaggi della bolletta elettronica.

Un caso reale: 3 € per la carta, 8 € per PayPal

Nel novembre 2024 l'AGCM ha sanzionato Saglietti S.r.l. con 40.000 €. La società vendeva online accessori e componenti per veicoli e applicava un supplemento di 3 € a chi pagava con carta e di 8 € a chi pagava con PayPal.

Un caso reale: 3 € per la carta, 8 € per PayPal

Facciamo due conti. Per arrivare a 40.000 € di sanzione con supplementi da 3 € servirebbero oltre 13.000 pagamenti con carta. Il guadagno di quella voce è minimo rispetto al rischio. Ottimizzare il contratto con il fornitore dei pagamenti, invece, porta un risparmio regolare, legale e senza contestazioni.

Il nostro punto di vista

Ogni settimana parliamo con titolari di bar, ristoranti, hotel, parrucchieri e artigiani che ci dicono la stessa cosa: "Il POS mi costa troppo". Hanno ragione a voler pagare meno. Sbagliano solo strada quando pensano di recuperare la commissione con un supplemento al cliente.

Il nostro lavoro parte dai dati: estratti delle commissioni, contratti, canoni, volumi di transato. Da lì vediamo dove si perde denaro e confrontiamo le condizioni del mercato. Non siamo un fornitore e non vendiamo terminali: siamo un referente unico, indipendente, che lavora per il cliente e non per una provvigione.

Lo stesso vale per luce, gas, internet e TARI. Il POS è spesso solo la prima voce che emerge: quando analizziamo i costi di un'attività, di solito troviamo margini anche nelle altre utenze.

Il messaggio è semplice. Non devi diventare un esperto di commissioni interbancarie o di Codice del Consumo. Ti serve qualcuno che lo sia al posto tuo.

Kristian

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Domande frequenti

Il negoziante può rifiutare il bancomat per importi piccoli?

No. Chi vende prodotti o presta servizi deve accettare almeno una carta di debito e una di credito per qualsiasi importo. Dal 2023 il rifiuto comporta una sanzione di 30 € più il 4% del valore della transazione.

Il supplemento è vietato anche per i pagamenti online?

Sì. Il divieto vale per gli acquisti nei negozi fisici e online in tutto il mercato interno dell'UE. Una voce aggiuntiva al checkout legata alla carta o a PayPal non è ammessa.

Un esercente può fare uno sconto a chi paga in contanti?

È un terreno a rischio. Il d.lgs. 218/2017 non consente di differenziare i prezzi in base al mezzo di pagamento, e il Consiglio di Stato ha definito un artificio presentare il supplemento come "sconto non applicato" agli altri mezzi. Se hai un'attività, la scelta più sicura è un prezzo unico per tutti.

Posso farmi restituire il supplemento che ho pagato?

Chiedilo prima all'esercente, con scontrino o ricevuta alla mano. Se l'addebito sulla carta non è corretto puoi contestarlo alla tua banca subito e comunque entro 13 mesi, e puoi segnalare la pratica all'AGCM.

Fonti

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